L'Italia nell'economia internazionale | Rapporto 2013- 14

La crescita dell'economia mondiale, dopo il rallentamento segnato nel 2013, dovrebbe rafforzarsi progressivamente nel corso dell’anno e nel 2015. Tuttavia, su queste previsioni permangono molte incertezze, legate a vulnerabilità di natura strutturale, alla volatilità dei mercati finanziari, alla presenza di fondamentali non in ordine e anche alle crescenti tensioni geo-politiche. 

Segnali di miglioramento provengono sia dalle economie avanzate, dove è previsto un aumento del Pil del 2,2 per cento nel 2014, sia dalle economie emergenti e in via di sviluppo (4,9 per cento), sebbene con significative differenze tra singoli paesi e aree geo-economiche.

Tra i paesi sviluppati, gli Stati Uniti dovrebbero guidare la crescita (Pil +2,8 per cento) grazie a una ripresa degli investimenti nell’industria manifatturiera e al minor costo dell’energia. Per l’Area dell’euro dovrebbe concludersi il ciclo negativo iniziato a fine 2011, con un incremento del Pil dell’1,2 per cento, a cui contribuirebbero principalmente Germania e Francia, ma anche i paesi entrati di recente nell’area (Estonia, Lettonia e Slovacchia).

I paesi emergenti e in via di sviluppo, che ormai realizzano oltre la metà del Pil mondiale, si confermano l’area più dinamica. Cina e India, che da sole pesano per oltre il 20 per cento, dovrebbero registrare andamenti diversi: a fronte di un’accelerazione del Pil indiano (+5,4 per cento), la Cina dovrebbe sperimentare un lieve rallentamento, portandosi al 7,5 per cento. Una crescita piuttosto sostenuta (tra il 5,4 e il 3,2 per cento) è attesa anche per l’Africa e il Medio Oriente.

La ripresa economica dovrebbe stimolare una crescita più rapida degli scambi di beni e servizi (4,3 per cento).

Nel 2013 le esportazioni mondiali di merci hanno deluso le aspettative di accelerazione e il loro volume è aumentato a un tasso invariato rispetto all’anno precedente (2,4 per cento). La crescita più elevata è stata registrata in Asia e in America settentrionale. In termini di valore, la variazione più significativa è stata conseguita dall’Unione Europea, sostenuta dall’impatto nominale dell’apprezzamento dell’euro, mentre l’America del Nord e l’Asia non si sono discostate molto dalla media mondiale (2 per cento). 

Dal lato delle importazioni, le aree emergenti hanno conseguito variazioni pari o superiori alla media mondiale, sia in termini di volume che di valore; d’altra parte, la persistente debolezza della domanda interna nell’Unione Europea ne ha fatto l’unica area a registrare una variazione negativa in termini di volumi importati (-0,8 per cento). 

Le prospettive sembrano essere migliori e le esportazioni mondiali di merci dovrebbero crescere del 4,7 per cento quest’anno e del 5,3 per cento nel 2015. Si tratta comunque di tassi inferiori rispetto a quelli delle fasi espansive precedenti. Emergono infatti alcuni dubbi sulla capacità degli scambi di tornare a crescere a un tasso molto superiore a quello del Pil, come accaduto per oltre un ventennio, e probabilmente la recessione nell’Area dell’euro (dove si concentra circa un terzo degli scambi mondiali) ha un peso determinante su questo andamento.

Fonte: estratto I capitolo, redatto da Cristina Castelli (ICE)

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