Europa centro orientale e Balcani nella crisi

Si è tenuta nel mese di Dicembre 2013 a Timisoara la terza edizione della Conferenza sociale unitaria dei movimenti e dei sindacati della Romania; le due edizioni precedenti si erano svolte nel settembre 2010 nella città di Pitesti e nell' ottobre del 2011 a Bucarest.

Al centro dell'incontro i temi della situazione economica e sociale in Romania e nell'Europa centro orientale e nei Balcani.

Protagonisti delle due giornate seminariali sono stati i rappresentanti di organizzazioni sindacali (della Romania, della Croazia, dell'Ungheria, della repubblica Ceca, della Serbia, del Belgio, del Portogallo, della Spagna, della Norvegia e per l'Italia la Cgil); inoltre Organizzazioni Non Governative, Associazioni di volontariato e fondazioni sociali. Il tutto supportato dalla rete di Alter Summit e dagli uffici di Belgrado e Sarajevo della fondazione tedesca Rosa Luxemburg Stiftung.

Vari relatori hanno informato sulle condizioni di vita della Romania, ancora impantanata tra gli effetti della crisi e la mancanza di certezze a breve termine, sottolinenado come in questo contesto i diritti del lavoro siano compressi e come a pagare le politiche di austerità e tagli sociali siano proprio i lavoratori, i pensionati, i giovani.

Nel saliscendi tra segnali di ripresa e smentite delle previsioni, il 2014 si preannuncia difficile: nel perenne conflitto tra il presidente Traian Basescu e il governo di Victor Ponta troviamo inflazione, tempi lunghi per le leggi di bilancio, promesse di aumenti per le pensioni e annunci di aumenti delle tasse e consumi al minimo. 

La disoccupazione, dramma nel cuore dell'Europa.
Eurostat ha indicato la crescita del tasso di disoccupazione al 12% nella zona euro e nell'intera Unione europea dei 28 Paesi al 10,9 % .

Europa centro orientale e Balcani, situazione pesante
Per quanto riguarda più da vicino l'Europa centro orientale ed i Balcani, la situazione è pesante, come diretta conseguenza della crisi europea, del calo dei consumi e quindi delle esportazioni nell'ovest e considerando almeno altri 3 elementi:
  • la funzione del sistema finanziario e bancario che è direttamente collegato alle banche dell'Ovest e soggiace quindi alle scelte finanziarie e bancarie della vecchia Europa;
  • le contrazioni dei processi di delocalizzazione e le consegunti ripercussioni sulle economie delle regioni interessate;
  • il livello crescente di corruzione in vari Paesi – tra cui primeggiano proprio la Romania e la Bulgaria- che in larga parte vanifica e compromette gli interventi europei nei vari settori, oltre a minare la credibilità delle Istituzioni nazionali ed europee.
Se i disoccupati sono 26,6 milioni in tutta Europa (di cui oltre 19 milioni nella zona euro) ovvero 10,5 milioni di persone in più rispetto al 2008 (dati International Labour Organization), a pagare un prezzo alto sono anche i Paesi dell'Europa centro orientale (Cechia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria,) e della regione balcanica (Bosnia Herzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Kossovo, Croazia, Slovenia, Albania)

Le politiche di austerità imposte dalla Troika
L'austerità ha comportato un aumento della precarietà del lavoro: mancano lavori stabili e ci si deve accontentare di quelli saltuari e in questo clima divengono quotidianità gli attacchi ai diritti del lavoro, alla stessa sicurezza sul lavoro, al concreto esercizio dei diritti di organizzazione sindacale. Insomma, un copione già visto nella vecchia Europa. Quasi ovunque il blocco del rinnovo dei contratti pubblici e privati, le diminuzioni dei salari mensili e modifiche unilaterali agli orari.

Anche le pensioni stanno pagando le imposizioni delle politiche di austerità. Diminuzione del potere di acquisto, innalzamento degli anni di lavoro prima della pensione, specialmente per le donne.

In tutta l'area la crisi è stata usata dai capi delle industrie e dalle loro associazioni per mandare indietro le pur timide esperienze del movimento dei lavoratori e il dialogo sociale rimane una mera espressione linguistica.

A Timisoara è stato ricordato come le banche e molti governi nazionali abbiano affiancato e sostenuto queste dinamiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Centrale Europea e dalla Commissione europea.

Populismi, nazionalismi e movimenti anti unione Europea.
Molti interventi sentiti alla Conferenza di Timisoara hanno avuto come tema i fenomeni di crescenti nazionalismi e populismi. Involuzioni sociali e politiche stettamente connesse con la pesantezza della situazione economica e alle sue ricadute sulle condizioni di vita di larga parte della popolazione.

Il fenomeno dei movimenti anti unione europea, alla ribalta per le manifestazioni greche con Alba Dorata o in Norvegia con il partito del Progresso Fremskrittspartiet alleato di spicco nel nuovo governo di destra uscito vincitore alle ultime elezioni; agli esiti del voto austriaco con il fronte popolare di Strache al 21,4%, è ben presente in tutto l'Est Europa.

Dall'Ungheria (Jobbik, xenofobo e razzista, terza forza del Parlamento e Fidestz partito del premier Orban); alla Bulgaria, con gli ultranazionalisti di Ataka; alla repubblica Ceca, alla Slovacchia dove il partito Nostra Slovacchia di Marian Kotreba ha vinto le elezioni amministrative nella regione di Banska Bystrica.

Anche ad est una rincorsa dei populismi anti euro su cui occorre porre molta attenzione anche in previsione delle prossime elezioni europee di primavera.

Dall'esame di queste situazioni a Timisoara è emerso forte il bisogno di un migliore raccordo tra le varie iniziative sindacali e dei movimenti, nonchè la necessità di cambiare radicalmente le scelte e le politiche delle istituzioni europee.

Fonte: CGIL

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