Rischio protezionismo nei paesi emergenti : l'allarme della Commissione Europea

  di Beda Romano

A ridosso della riunione del G-20, organizzata quest'anno a San Pietroburgo, la Commissione europea ha puntato il dito contro le pratiche commerciali di molti mercati emergenti, tra cui il Paese ospitante del prossimo summit, la Russia.

Il rapporto, che sottolinea il rischio di «palese e incontrollato protezionismo», giunge mentre c'è il timore che i Paesi emergenti, alle prese in alcuni casi con crescenti proteste sociali, stiano decidendo di girare le spalle al libero mercato.

«Il protezionismo incombente, è oggi, più di sempre, una minaccia significativa alla crescita globale e al welfare, soprattutto in un momento in cui gli effetti del rallentamento economico continuano a essere percepiti», si legge in una relazione annuale della Commissione pubblicata questa settimana qui a Bruxelles. La presa di posizione giunge mentre l'economia europea è particolarmente dipendente dall'export, pur di compensare la debolezza della domanda interna.

Nel suo rapporto, la Commissione nota che «mercati emergenti guidati dall'Argentina, il Brasile, l'India, l'Indonesia, la Russia, la Cina, e di recente anche il Sudafrica e l'Ucraina continuano ad applicare il numero più elevato di misure commerciali potenzialmente restrittive». La relazione riguarda i 31 principali partner commerciali europei. Nell'ultimo anno, Bruxelles ha recensito 154 nuove misure restrittive, mentre solo 18 decisioni sono state smantellate.

«Ci sembra troppo netto affermare che i mercati emergenti stanno diventando protezionisti», commentava nei giorni scorsi Neil Shearing, economista di Capital Economics a Londra. «Al di là del caso brasiliano, ci sono Paesi come la Colombia, il Cile, il Perù e il Messico che hanno appena firmato trattati di libero scambio». Peraltro, c'è da chiedersi se il recente indebolimento di molte valute emergenti non ridarà slancio all'export dei Paesi più protezionisti, inducendoli a scegliere politiche più liberali.

Secondo i dati della Commissione, sono 690 le misure commerciali restrittive adottate dal momento dello scoppio della crisi finanziaria nel 2008. Bruxelles non manca di far notare che il G-20, un organismo a cui partecipano i principali Paesi emergenti, aveva preso l'impegno di evitare forme di protezionismo commerciale, pur di scongiurare il ripetersi della crisi del 1929, aggravata da un calo degli scambi commerciali e da una riduzione dei deficit pubblici.

Nella tabella pubblicata dall'esecutivo comunitario, il paese che più ha introdotto misure restrittive in questi anni è l'Argentina (147), seguita da Russia (99), Indonesia (73) e Brasile (59). In ottobre, quest'ultimo Paese ha aumentato i dazi in 100 settori pur di difendere il proprio tessuto economico. Con il Piano Brasil Maior, Brasilia si è dotata di una strategia industriale. L'Indonesia, invece, ha una legge che proibisce l'importazione di prodotti alimentari se questa non è considerata necessaria.

In compenso, la Cina, che con la Ue ha trovato nelle scorse settimane un controverso accordo sulla vendita di pannelli solari in Europa, ha accumulato appena 36 azioni contro il libero commercio. Il rapporto della Commissione giunge dopo che negli ultimi mesi alcuni mercati emergenti, come il Brasile e la Turchia, sono stati segnati da accese proteste politiche contro una crescita economica che nel recente passato ha creato un crescente divario sociale, e indotto tra le altre cose a misure protezionistiche.

In questo contesto, l'Organizzazione mondiale per il Commercio è stata oggetto di un avvicendamento proprio in questi giorni. Dopo due mandati di quattro anni ciascuno, il francese Pascal Lamy ha lasciato la presidenza dell'organismo al brasiliano Roberto Azevedo. In luglio, Lamy aveva notato che «le misure di restrizioni al commercio continuano a essere adottate e che il numero di misure esistenti rimane elevato». Nel 2012, la zona euro ha registrato un attivo commerciale pari a 81,8 miliardi di euro.

Fonte : Il Sole 24 Ore

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