Indonesia, nuova frontiera per l'export delle Pmi

L'Abi stima che il settore bancario ha stanziato risorse per 500 milioni per finanziare piani di espansione del business nel paese aisatico. La prolungata recessione del mercato interno, spinge un numero crescente di aziende italiane a puntare sui mercati emergenti. Una strada obbligata, che risulta meno ardua da percorrere per le aziende (e sono numerose in un'area storicamente vocata all'internazionalizzazione come il Nord-Est) che già da tempo si sono strutturate per rispondere alla nuova geografia dei consumi.

Secondo una stima effettuata dall'Abi, ammontano a 500 milioni di euro le somme già stanziate dal settore bancario per finanziare l'import-export e gli investimenti delle imprese italiane che vogliono operare in Indonesia, il più grande Paese del Sud-Est asiatico con oltre 240 milioni di abitanti. Il dato è stato presentato al Forum economico tenutosi a Giacarta in occasione della missione di sistema organizzata da banche, imprese e istituzioni.

Secondo i dati dell'Associazione bancaria, il 29% del plafond è già stato utilizzato per finanziare progetti e iniziative di business nel mercato indonesiano. Oltre due terzi, dunque, sono ancora disponibili per sostenere nuove attività imprenditoriali in un'area che negli nell'ultimo lustro ha visto crescere del 13,4% annuo il Pil pro-capite. Un balzo che ha portato l'Indonesia nel novero dei Paesi a medio reddito. Quest'anno la ricchezza nel gigante asiatico dovrebbe crescere poco sopra il 7%, due punti in più rispetto all'inflazione.

Quanto alle banche italiane, alcuni grandi gruppi assistono le imprese che vogliono investire nel mercato locale grazie agli accordi di collaborazione stipulati con i più importanti intermediari indonesiani. Altri supportano la propria clientela attraverso la presenza diretta delle case madri estere oppure tramite gli uffici di rappresentanza presenti nella vicina Hong Kong. Un'assistenza che si spiega con la complessità di quel mercato, che resta molto chiuso, con una presenza diffusa dei dazi, che comunque dovranno scendere dal momento che il Paese è nel Wto. Di positivo c'è che il governo indonesiano vuole rafforzare il manifatturiero locale ed è più aperto a investimenti stranieri rispetto al passato.

Luigi dell'Olio

Fonte : Repubblica

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