Analisi dei Settori Industriali - luglio 2013 - realizzata da Prometeia


Nel primo trimestre del 2013 l’Italia ha guadagnato quote di mercato in più della metà dei suoi sbocchi commerciali: il miglioramento della competitività internazionale sta consentendo un'attenuazione della caduta del fatturato dell'industria manifatturiera.


I ritmi di caduta del fatturato si stanno attenuando

Nei primi cinque mesi dell’anno la situazione congiunturale è rimasta critica. Il fatturato complessivo evidenzia infatti una flessione del 4.5% tendenziale, diffusa a livello settoriale: solo due settori anticiclici come alimentare e bevande e farmaceutica hanno registrato variazioni positive. Il ritmo di contrazione dell’attività produttiva sembra comunque in attenuazione e il dato dei primi cinque mesi appare in miglioramento proprio per alcuni settori particolarmente in difficoltà lo scorso anno, come elettronica, elettrodomestici e, in parte, mobili .

Migliora la competitività: guadagni di quote in più della metà dei nostri mercati di sbocco

Nei primi mesi del 2013, il sistema produttivo ha confermato la capacità di esportare a ritmi più sostenuti di quelli medi dei concorrenti europei.

Francia e Germania, in particolare, hanno subìto flessioni delle vendite superiori al 3%, in controtendenza rispetto al +1.3% sperimentato dal manifatturiero italiano.

In un contesto di domanda estera in rallentamento, l’industria italiana ha guadagnato quote in più della metà dei paesi di sbocco, con punte superiori al 70% per alimentare e bevande e farmaceutica e dati superiori alla media manifatturiera per buona parte della filiera metalmeccanica, dell’automotive e, dopo anni di forti difficoltà, dei prodotti e materiali per le costruzioni .

Guadagni di quote anche negli USA, in attesa del TTIP

Il miglioramento competitivo è evidente anche in un mercato di particolare importanza come gli Stati Uniti, dove le imprese italiane di molti settori potrebbero beneficiare nei prossimi anni degli esiti positivi dei negoziati per la liberalizzazione degli scambi e degli investimenti nell’ambito del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP). Per la struttura merceologica delle esportazioni verso gli Stati Uniti (soprattutto nel sistema moda e nell’alimentare e bevande), per la ridotta dimensione delle imprese esportatrici (che rendono i costi fissi determinati da alcune barriere non tariffarie molto più onerosi e difficili da sostenere) e per l’elevato grado di integrazione societaria tra le nostre aziende e quelle statunitensi in molti settori (meccanica, moda e chimica-farmaceutica), l’economia italiana potrebbe ricevere impulsi positivi da un’omogeneizzazione regolamentare tra le due sponde dell’Atlantico settentrionale.

Preoccupazioni dalla Cina per la caduta delle sue importazioni di beni strumentali

Suscita, invece, qualche apprensione la flessione, in atto da oltre un anno, delle importazioni cinesi di beni strumentali, dato il ruolo di questi prodotti sull’export italiano.

Le ragioni di tale contrazione discendono da un mix di fattori, alcuni di natura ciclica, come il rallentamento economico avviatosi dopo il 2011 e non ancora pienamente cessato, e altri strutturali, facenti capo al rafforzamento competitivo della Cina nel settore della meccanica, come evidenziato dal forte miglioramento del saldo normalizzato. Occorrerà pertanto prestare sempre maggior attenzione alla crescente competizione che la Cina potrà portare ai grandi produttori tradizionali come Italia, Germania e Giappone.


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