Rapporto ICE 2012 - 2013 : L'Italia nell'economia internazionale

La ripresa dell'economia mondiale appare ancora incerta, con ritmi di crescita inferiori rispetto al periodo precedente la crisi e fortemente eterogenei per area geografica. Le recenti stime del Fondo Monetario indicano un incremento del 3,1 per cento del PIL mondiale per il 2013, lo stesso dell’anno precedente, con una accelerazione al 3,8 per cento nel 2014.

Il differenziale di crescita fra paesi emergenti e aree economicamente avanzate continua ad ampliarsi. Il contributo dei paesi emergenti alla crescita del PIL mondiale è quindi sempre più elevato e prosegue il processo di cambiamento della divisione internazionale del lavoro.

Gli andamenti all’interno delle aree sono alquanto eterogenei. Nell’area industrializzata, alla stagnazione o recessione dei paesi dell’area dell’euro e dell’Europa in generale, associata alle politiche fiscali restrittive adottate dalla maggior parte di essi per contenere i debiti sovrani e la turbolenza dei mercati finanziari, si contrappone il relativo dinamismo di Stati Uniti e Giappone, favorito da politiche economiche fortemente espansive. Nell’ambito delle economie emergenti, tassi di crescita robusti e superiori alla media continuano a registrarsi nei paesi asiatici, in particolare in Cina, mentre prosegue l’espansione delle economie dell’Africa sub-sahariana. Esiste un elevato differenziale nei ritmi di crescita tra i paesi in cui potenzialità di sfruttamento delle risorse e scelte di politica economica continuano a generare circoli virtuosi di sviluppo e quelli, con prospettive meno brillanti, che presentano maggiori vincoli strutturali. 

Il rallentamento della crescita economica ha indotto un nuovo moderato ridimensionamento degli squilibri globali delle bilance dei pagamenti, favorito anche dai movimenti dei tassi di cambio che pure negli ultimi mesi hanno provocato tensioni tra i paesi che hanno sperimentato marcati deprezzamenti e paesi che hanno visto invece erosa la propria competitività.

Il commercio mondiale di merci e servizi viene stimato in espansione media del 3,1 per cento nell’anno in corso, ampiamente inferiore alle proprie tendenze storiche di lungo periodo ma in modesta accelerazione rispetto al 2,5 del 2012. La debole dinamica degli scambi di merci all’interno delle economie industrializzate viene solo parzialmente compensata dalla robusta crescita in Asia, Africa e Medio Oriente, in linea con le direttrici geografiche della crescita produttiva.

A livello settoriale, a fronte di una crescita degli scambi di prodotti dell’elettronica e delle telecomunicazioni, sono diminuiti quelli di prodotti siderurgici e della meccanica che normalmente presentano elevate tendenze pro-cicliche. 

La graduatoria dei principali paesi esportatori mondiali nel 2012 non ha mostrato significativi mutamenti nelle prime posizioni, con la Cina che continua a guadagnare quote di mercato mondiali, saldamente al primo posto, seguita dagli Stati Uniti e dalla Germania.

Unica modifica di rilievo il miglioramento della Russia, ora in ottava posizione. Dal lato delle importazioni, gli Stati Uniti restano il mercato più grande, seguiti dalla Cina. Le esportazioni di servizi nel 2012 hanno fatto registrare un tasso di crescita del 2 per cento, rispetto all’11 per cento del 2011. L’incremento dei viaggi all’estero (4 per cento) è stato superiore alla media. Il valore complessivo dei flussi di investimenti diretti esteri in entrata nel 2012 ha segnato una consistente flessione, pari al 18 per cento, sottolineando la situazione di fragilità ed incertezza sulla ripresa economica internazionale inducendo maggiore cautela da parte degli investitori. 

L’economia dell’Unione europea e, in particolare, quella dell’area dell’euro sono state caratterizzate nel 2012 da una fase di debolezza dovuta principalmente al prolungarsi degli effetti della crisi del debito sovrano.

Il prodotto si è lievemente contratto (dello 0.3 % nell'UE 27, dello 0.6 % nell’area dell’euro) con andamenti distinti tra i paesi dell’area dell’euro benché nessuno di loro sia rimasto immune dall’impatto della crisi finanziaria. La domanda estera netta ha contribuito positivamente alla crescita limitando l’effetto depressivo sull’andamento del Pil.

Sulle vendite dei paesi dell’area dell’euro ha inciso positivamente il recupero di competitività di prezzo ottenuto a seguito del deprezzamento dell’euro nei confronti delle principali valute. Il valore delle esportazioni di merci dell’Unione europea è cresciuto, nel 2012, di 2,8 punti percentuali, portandosi a circa 1.586 miliardi di euro. Più forte è stata la flessione delle importazioni (-3,8 per cento). Le esportazioni di servizi dell’Ue si sono contratte rispetto all’anno precedente, benché l’area continui a mostrare una posizione di esportatore netto nel commercio mondiale di servizi con un saldo attivo di 262 milioni di dollari.

Gli investimenti diretti esteri in entrata e in uscita dall’Unione europea hanno subito una marcata contrazione risentendo di prospettive di uscita dalla crisi assai incerte. Secondo le previsioni, nel corso del 2013 l’economia dell’Unione europea si stabilizzerà gradualmente e nella seconda parte dell’anno l’attività produttiva potrebbe riprendere a crescere. 

Il persistere della crisi economica, le tensioni prodotte dai debiti sovrani in Europa e il conseguente calo di fiducia si sono in parte riflessi sul grado di apertura dei mercati. Pur non essendosi verificato il temuto rialzo generalizzato delle barriere tariffarie, cresce la preoccupazione che sia in atto un processo di sostituzione tra le misure tariffarie e quelle non-tariffarie. L’incremento dei ricorsi al sistema di risoluzione delle controversie dell’Omc, dove le azioni anti-dumping continuano a costituire una delle principali materie di conflitto, rappresenta un segnale delle frizioni commerciali in atto tra i principali partner commerciali: ne sono un esempio le tensioni tra Ue e Cina riguardante i pannelli solari e le importazioni di vino.

Prosegue lo stallo dei negoziati multilaterali avviati nel 2001 a Doha, per cui l’obiettivo immediato è quello di presentare alla prossima Conferenza Ministeriale di Bali (dicembre 2013) un pacchetto di proposte relative, in particolare, a un accordo multilaterale sulla facilitazione degli scambi e ad alcuni aspetti legati all’agricoltura e alle esportazioni provenienti dai paesi meno sviluppati.

Maggiori risultati sono stati conseguiti nel corso del 2012 da alcuni gruppi di paesi al di fuori dell’agenda di Doha, in ambiti più complessi quali: la revisione dell’Accordo sugli appalti pubblici (GPA), i negoziati per ampliare la lista di prodotti e i partecipanti all’accordo plurilaterale sulle tecnologie dell’informazione (ITA).

Ventuno paesi membri dell’Omc stanno, inoltre, negoziando un accordo sul commercio di servizi (International Services Agreement, ISA). 

Continua a rafforzarsi la tendenza, in atto da diversi anni, a concludere accordi commerciali preferenziali, a carattere regionale e, soprattutto, bilaterale, prevalentemente in forma di aree di libero scambio: nel 2012 sono entrati in vigore 12 accordi preferenziali, in maggior parte riguardanti paesi del Nord e Sudamerica, relativi non solo al commercio di beni ma anche a servizi, investimenti, proprietà intellettuale e facilitazione degli scambi.

Con riguardo ai negoziati in corso, e considerando in particolare l’Unione Europea, nel 2012 sono proseguite le trattative per un accordo con l’Asean e per uno con il Canada, e sono in fase di rilancio i negoziati volti ad istituire un’area di libero scambio con il Mercosur. Inoltre sta per essere avviato un importante accordo con gli Stati Uniti, denominato Transatlantic Trade and Investment Partnership, su prodotti industriali, agricoli, servizi, investimenti e appalti pubblici nonché sugli ostacoli agli scambi di natura non tariffaria.


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